Consigli Bambino baseball

Published on June 14th, 2017 | by Franco Ludovisi

Giovani Lanciatori: Insegnare ai bambini una meccanica di lancio corretta

Non voglio fare un trattato sull’argomento. Tranquilli. Per parlare un poco di giovani lanciatori in concreto, mi rifaccio alla mia esperienza nel baseball, durata settanta anni. Le situazioni che ho affrontato sono state le più diverse: per il numero di prospetti, a volte scarso, a volte troppo numeroso; per le attrezzature dei campi, per il livello tecnico della Società in cui operavo e a volte per le finalità di chi mi dava l’incarico di operare.

Quasi sempre dovevo partire da bambini che non avevano “mai” tirato qualcosa in assoluto. Mi spiego: quando io ero un bambino di dieci anni tiravo sassate ai lampioni, ai ragazzi delle bande vicine, ai passeri o ai piccioni e via dicendo: per terra c’erano i sassi e tutti li sapevano tirare, semmai male, ma lo sapevano fare. Adesso i bambini che si avvicinano allo sport forse sanno dare qualche calcio perché hanno provato coi loro genitori o con gli amici a giocare a pallone: non di più. E alle scuole elementari non si fa neppure Educazione Fisica ed allora molti alunni non sanno usare correttamente neppure il proprio corpo. Per questa ragione allora la prima cosa da far capire ai bimbi (come diceva l’amico ENZO BLANDA) è che sono alle “ELEMENTARI” anche nel baseball: e questo concetto dovrebbero tenerlo a mente loro, i loro TECNICI e soprattutto i loro GENITORI.

Facciamoli giocare subito senza insegnargli nulla ed osserviamo che seguano solo alcuni consigli: ad esempio che deve essere sempre la gamba opposta al braccio di lancio ad andare verso il bersaglio e non l’altra come purtroppo fanno spesso le femmine. Mentre palleggiano consigliamoli ad indirizzare il pollice della mano che tiene la palla dalla parte opposta al bersaglio, con pazienza, ricordandoci che loro non hanno mai tirato niente verso nulla e nessuno. Poi acquistata un poco di abilità possiamo passare a tanti altri esercizi per costruire e migliorare le loro capacità.

Alcuni esempi? Mettiamoli in quadrato abbastanza vicini e facciamo girare una palla da destra a sinistra facendo un piccolo passo destro e sinistro: poi senza passo, poi tirando e ricevendo la palla da un compagno posto al centro del quadrato ed infine, invertendo l’ordine di passaggio della palla, tirarla a mano rovesciata: con pazienza e con divertimento. E’ un gioco. Inizialmente non ci sono ruoli, anzi, come praticava UMBERTO CALZOLARI (Hall of Fame), non ci sono MAI ruoli; tutti giocano dappertutto. Con questo concetto ad esempio tutti dovranno sapere lanciare e se in futuro non faranno di ruolo i lanciatori saranno sempre avvantaggiati, come corridori, sapendo cosa sta per fare il ragazzo sulla collinetta.

Ho avuto in squadra molti giocatori provenienti dalla scuola Calzolari ed è sempre stata una bella valida sorpresa poter schierare, in momenti di emergenza, qualche interno od esterno sul monte. Per giungere alla vera istruzione dei giovani lanciatori direi che sia necessario insegnare loro – SEMPRE- i cinque passaggi dalla posizione di attesa sulla pedana al rilascio della palla: questo indipendentemente dalla tecnica di lancio che si voglia adottare per propensione del lanciatore o desiderio del Coach.

ESERCIZI PER IL LANCIO

Posizione di partenza sulla pedana:

  1. Posizionarsi al centro della pedana.
  2. Piedi paralleli con l’incavo del piede che “sente” il bordo anteriore della pedana.
  3. Punta dei piedi ad ore uno.
  4. Palla e mano di lancio “nel” guantone.
  5. Avambracci paralleli al terreno allineati comodi ai fianchi.
  6. Occhi sul bersaglio.

Posizione 1

  • piccolo passo indietro o in avanti per liberare dal peso del corpo la gamba di perno;
  • rotazione della gamba di perno tale da portare il piede di perno parallelo alla pedana;
  • innalzamento della gamba di passo fino a portare la coscia parallela al terreno;
  • il resto del corpo non esegue movimenti rilevanti.

Questa è la posizione di EQUILIBRIO.

Posizione 2

  • la gamba di passo va verso il terreno, ma resta sollevata di poco dallo stesso;
  • il braccio di lancio si distende dietro verso il basso e la mano è a non più di venti/trenta centimetri dal corpo;
  • il peso del corpo “resta” tutto sulla gamba di passo che si piega leggermente.

Posizione 3

  • il piede di passo atterra sul terreno;
  • il braccio di lancio e quello di guanto vanno ad ore dieci;
  • il peso del corpo “resta” ancora tutto sulla gamba di perno piegata.

Queste tre posizioni si assumono con un movimento lento e continuo: in questi movimenti non c’è ancora dinamismo eccessivo.

Posizione 4

  • il gomito del braccio di lancio guida il movimento indirizzandosi verso il ricevitore;
  • l’ombelico del lanciatore è “mandato” verso il ricevitore;
  • la gamba di passo è ben piazzata a terra a ricevere la spinta di tutto il corpo;
  • il piede di passo atterra ad ore uno. Il piede di perno ruota davanti alla pedana.

Questo movimento è altamente dinamico.

Posizione 5

se le precedenti posizioni sono state eseguite correttamente la fase 5 viene naturalmente:

  • il braccio di lancio “chiude” davanti al corpo con un movimento che attraversa il torace del lanciatore, movimento discendente da destra/alto a sinistra/basso. L’avambraccio può essere supino o prono al termine del lancio a seconda della tecnica adottata.
  • La gamba di perno può finire in posizione indifferente: anche sollevata alta dietro il corpo del lanciatore.

Questi esercizi molto ripetitivi e “da ripetere molte volte” sono tipici della preparazione in palestra, soprattutto se gli spazi sono angusti e i prospetti numerosi. Ne sa qualcosa anche Matteo D’Angelo quando li praticammo sotto le tribune dello stadio di San Giovanni in Persiceto per tutto un inverno: ti sono stati utili? Dimmi di si, ti prego!

Una volta acquisita una certa disinvoltura nel lancio allora, sempre per esperienza, occorre concentrarsi sul controllo: lo si può fare in tantissimi modi. Io, da piccolo, avevo disegnato su un muro un’area dello strike suddivisa in sei parti numerate e cercavo di centrarla seguendo una progressione da uno a sei; poi dicevo un numero a caso e dovevo centrare le piccole aree con i numeri appropriati. Ogni metodo è lecito per ottenere il “controllo” del lancio.

Continua…


About the Author

Nato a Bologna il 27/12/1935, ha svolto gran parte della sua attività nel baseball a Bologna dove ha iniziato a giocare nell'immediato dopoguerra. La sua carriera è piena di successi di squadra e personali (miglior lanciatore/interno d'Italia 1960), con presenze in Nazionale dove nel '59 vanta la vittoria sulla Spagna per 11 a 0, primo shutout della Nazionale Italiana. Pitching coach Nazionale Cadetti 1979 - Campioni d'Europa; Allenatore della Nazionale Militare 1997; Pitching coach Nazionale Militare 1998; Pitching coach Nazionale Universitaria 2000; indotto nella Hall of Fame Italiana nel 2009.



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